La relazione mente-corpo

Il mio corpo è più del mio corpo.

Io non ho un corpo,

io sono il mio corpo. (E. Mounier)

Angelica Brasacchio, psicologa, neuropsicologa, well-being advisor

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Credo che i versi di questa poesia racchiudano e sintetizzino perfettamente il senso dell’articolo che segue.

Qualora si avesse poco tempo a disposizione la lettura potrebbe fermarsi a questi versi e sarei certa di aver trasferito il motivo per cui parlare della mente e del corpo come due entità separate sia ormai obsoleto.

Anche l’OMS (Organizzane Mondiale della Salute) di fronte a questa realtà ha dovuto ridefinire il concetto di Salute qualificandolo come “uno stato di completo benessere fisico, spirituale e sociale”, rendendo superata la vecchia idea di salute quale semplice “assenza di sintomi patologici”.

IL momento che sta vivendo la ricerca biomedica a livello mondiale è decisamente un momento felice.

I vecchi muri che avevano separato discipline, creando gerarchie e ghettizzazioni, stanno crollando. Dobbiamo abbandonare quello sguardo dell’anatomista che da secoli taglia e separa l’organismo in compartimenti, edificando discipline scientifiche e pratiche cliniche non comunicanti tra loro.” (C. Franceschini, immunologo e F.Bersani, fisico).”

Cosa significa?

C’è in atto una rivoluzione, “Si sono identificati i collegamenti tra cervello, sistema endocrino e sistema immunitario.”

…e cosa vuol dire?

Questo vuol dire che le relazioni tra mente e corpo hanno abbandonato il terreno della congettura, del puro psicologismo. Vale la pena, a questo punto, spendere qualche parola sulla scoperta che ci ha portato a sapere che anche la pancia ha il suo cervello!

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La rete nervosa battezzata “sistema nervoso enterico”, “cervello enterico” o, anche “secondo cervello” si presenta come un complesso organo che si confronta continuamente innanzi tutto con l’esterno (il cibo), ma anche con l’interno (il cervello, le sue emozioni, i suoi disturbi, le sue malattie).

Moltissimi studi, ormai, sono in grado di rappresentare scientificamente il rapporto tra emozioni, salute e malattie. In pratica è scientificamente assodato che siamo un impasto di emozioni e coscienza. Nel bene e nel male.

Ad oggi, il medico che ha un approccio completo, vede la persona non più “a pezzi” ma come una rete in momentaneo disequilibrio.

Sa che la rete umana può essere influenzata non solo dai farmaci, bensì anche dall’alimentazione, dall’attività fisica, dalle tecniche psicologiche, dalle tecniche di controllo dello stress, da vari strumenti terapeutici antichi e meno antichi. Oggi possiamo affermare che il “salto” dallo psichico al somatico non è più un salto mortale scientifico.

Le vie di comunicazione, a doppio senso, tra il cervello e il resto del corpo sono state ben identificate e con esse il linguaggio, le parole e le frasi che ne permettono la comunicazione.

Febbre e malessere da stress credo siano un fenomeno che molti di noi abbiamo sperimentato e constatato.

…perché accade questo?

Cervello e immunità hanno una via di connessione forte costituita da fibre nervose che attraversano il nostro organismo modificandolo.

Non si contano più le volte che sentiamo parlare di stress, di come gestirlo e degli effetti che a lungo andare può provocare.

È così, in corso di stress la risposta immunitaria può essere fortemente esaltata, e la febbre può essere uno dei sintomi che ci troviamo ad esperire.

Attenzione, quello che forse non sappiamo è che lo stress cronico sull’immunità agisce come una droga: narcotizza le difese!

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Alla luce di tutto ciò è importante accettare le sfide della modernità e recuperare l’esame della complessità delle relazioni interne dell’organismo umano, che sono plasmate dalle relazioni che esso intrattiene con l’ambiente fisico e sociale.

Il cervello e l’attività mentale sono fortemente condizionati dall’assetto dell’organismo nel suo insieme.

È ormai sempre più chiaro che fattori dietetici e stile di vita hanno influenze significative nell’arco di vita di una persona.

Influenzano l’attività mentale e, in generale, l’attività regolatoria del cervello. …cosa fare? Bisogna modulare il network umano.

…come?

Usando vie d’ingresso non solo farmacologiche bensì porre attenzione alla possibilità e agli effetti di tecniche antistress e meditative, tecniche per la mente, terapie naturali, agire sull’ambiente fisico e sociale, soffermarsi sull’alimentazione e sugli effetti che produce, e sull’attività fisica.

E voi quante e quali di queste tecniche utilizzate?

Quali sono quelle che vi incuriosiscono e che vi andrebbe di provare se solo ci fosse qualcuno che ve li spieghi meglio e più precisamente?

Per qualsiasi commento o informazione a riguardo scrivetemi all’indirizzo:

angelica.brasacchio@gmail.com

Bibliografia:
R.Ader, N.Cohen, D.Felten Psychoimmunology, III ed., Academic Press,2001
I.Berczi, A.Szentivanyi New foundation of Biology, Elsevier, Amsterdam
F.S.Dhabhar,B.S. McEwen, Bidirectional effects of stress and glucocorticoid hormones on immune function: possible explanation for paradoxical observation, in R.Adar,D Felten Psychoimmunology, III ed., Academic Press, San Diego,2001, vol 1
F.Bottaccioli,Psiconeuroendocrinoimmunologia, III ed

Liberi da ansia e stress

Liberi da ansia e stress

In questo articolo desidero descrivere i sintomi che caratterizzano ansia e stress, che costituiscono un sordo fastidio o un vero e proprio problema per molte persone, e individuare alcuni modi per affrontarli e superarli.

Innanzi tutto occorre dire che tali sintomi sono del tutto normali, anzi segnali preziosi, funzionali alla sopravvivenza dell’uomo. Il problema si pone quando essi si manifestano con eccessiva intensità rispetto alla effettiva pericolosità delle circostanze di vita o addirittura in mancanza di stimoli reali, generati da una serie di pensieri e preoccupazioni.

Iniziamo a parlare dello stress, che è in sostanza un eccessivo affaticamento psicofisico da iperattività non adeguatamente compensata da riposo.

Di solito si tende a dare una connotazione negativa al termine “stress”, ma in realtà esiste anche uno stress positivo (detto eustress) che è generato da stimoli percepiti come piacevoli. In tal caso la persona si sente stanca e affaticata, ma trae soddisfazione da ciò che fa e dai risultati che ottiene. Dunque di fatto lo stress positivo non viene vissuto come un problema.

Nel caso invece dello stress negativo (distress), il malessere è accompagnato da pensieri ed emozioni spiacevoli che aggravano ulteriormente la sintomatologia. Per esempio una persona potrebbe nutrire un sentimento di rabbia verso il datore di lavoro che la obbliga a turni di lavoro insostenibili, magari sottopagati, pensando nel contempo di non essere capace di farsi rispettare, o di non poter fare richieste per il rischio di licenziamento. Dunque in tal caso essa vive un serio problema, legato alla percezione e al timore di non poterne uscire.

I sintomi tipici della persona “stressata” sono tensione, nervosismo, frenesia, agitazione, irritabilità, fino ad arrivare a manifestazioni ansiose.

L’ansia è un fenomeno fondamentalmente legato alla paura di non riuscire ad affrontare una situazione, ma di fatto indica proprio l’estremo tentativo di provarci, attivando l’ancestrale e istintivo meccanismo “attacco-fuga”, ovvero “affronta ed elimina il problema o scappa e cerca di metterti in salvo”. Il respiro corto e affannato, il battito del cuore accelerato, la sudorazione, i muscoli tesi e gli occhi sbarrati, indicano proprio che tale meccanismo si è azionato mettendo fuori gioco le modalità più razionali di affrontare i problemi: in certi momenti non c’è tempo di pensare!

Questa nostra preziosissima funzionalità diventa un problema quando non vi sono motivi particolari per allarmarsi e dal timore di non essere in grado di affrontare determinate difficoltà che si presenteranno si inizia a preoccuparsi per circostanze che potrebbero verificarsi, o persino per normali situazioni della quotidianità.

Possono essere dunque motivi d’ansia un esame all’Università, un colloquio di lavoro, dover parlare in pubblico, una coda in Autostrada, il ritardo del treno, contrattempi, rumori improvvisi, dover terminare un lavoro entro un certo tempo, uscire con gli amici, la possibilità di ammalarsi o di subire incidenti o di perdere i propri cari, ecc.

L’elenco di fattori ansiogeni può essere molto lungo, in quanto dipende da una paura di fondo che tende ad estendersi sempre di più, coinvolgendo vari aspetti e ambiti della vita e invitando la persona che ne soffre a non esporsi e a ritirarsi socialmente evitando tutto ciò che potrebbe farla star male. Evidentemente è un tentativo destinato al fallimento, perché la paura non abbandona mai chi cerca di liberarsene con tentativi di evitamento: anche in una situazione apparentemente tranquilla, protetta, una intima sensazione di pericolo incombe continuamente, generando una inquietudine che segue dovunque la persona, che alla fine non riesce neppure più a riconoscerne l’origine…

 

Vediamo allora che cosa è possibile fare per liberarsi veramente dall’ansia e dallo stress.

 

  1. Concedersi il giusto riposo

Il nostro corpo e la nostra mente hanno bisogno di “ricaricarsi”, la costante mancanza di riposo è fonte di malessere, se non di danni veri e propri a carico di vari organi.

Se ci riposiamo e dormiamo le ore necessarie per rigenerare le energie spese durante la veglia ci sentiamo meglio ed evitiamo il rischio che il nostro organismo ceda e ci obblighi comunque a fermarci…

 

  1. Dedicare del tempo ad attività fisiche

Le cellule del nostro corpo hanno bisogno di nutrirsi di ossigeno e di sostanze nutritive e di liberarsi di scorie, elementi di scarto, tossine. Il moto fisico permette di creare dinamicità in questo ciclo, facendo scorrere meglio tutte le sostanze all’interno del corpo, ci fa “sfogare”, ci fa concentrare in attività concrete e ci distrae da pensieri fissi e ricorrenti restituendoci una sensazione di benessere.

Dunque se vogliamo stare bene diamo attenzione alle esigenze di movimento del corpo, facendo sport o dedicandoci a qualche attività creativa o artistica.

 

  1. Mantenere o recuperare la calma

Le reazioni istintive sono funzionali nelle situazioni di emergenza, che però sono rare nella quotidianità. Mantenere corpo e mente in costante all’erta, pronti ad affrontare possibili pericoli, è inutile e dannoso. Molto più funzionali si rivelano le facoltà superiori, che permettono di valutare le situazioni che si presentano, di individuare le possibili soluzioni, di prendere decisioni e fare scelte. Per garantire il buon funzionamento di tali facoltà occorre calma, che inoltre ci restituisce una sensazione di benessere generale. Le varie tecniche di rilassamento permettono di mantenere e consolidare lo stato di calma o di recuperarla intenzionalmente quando è venuta meno.

 

  1. Immaginare una realtà positiva

Tutti desideriamo che le cose vadano bene, eppure spesso ci figuriamo una realtà triste, ci aspettiamo che le cose andranno male, che falliremo o avremo scarse possibilità di riuscita in circostanze specifiche o in generale nella vita futura. Questa visione evidentemente non è piacevole, è fonte di malessere e non ci predispone positivamente nell’affrontare le varie situazioni che si presenteranno nel futuro.

Occorre dunque invertire questo meccanismo perverso, tornando ad immaginare una realtà in cui staremo bene, sereni, a nostro agio, realizzati. Tali condizioni si presenteranno realmente non per magia, ma perché se ci aspettiamo e vediamo un orizzonte positivo siamo più propensi a metterci in moto per raggiungerlo.

 

  1. Utilizzare frasi positive

Anche le frasi con cui accompagniamo le immagini sono fondamentali nel determinare il risultato finale. Se diciamo frasi come “non ce la posso fare”, “anche oggi è finita male, come al solito”, “non me ne va bene una”, “la vita è una valle di lacrime” e simili non facciamo che confermare sempre di più la nostra incapacità di far fronte alle situazioni, di essere piccoli e indifesi di fronte a una realtà complicata e faticosa, generando un clima di tristezza e sconforto che non favorisce un buon andamento delle nostre giornate. Così, secondo il meccanismo della “profezia che si auto-avvera”, probabilmente vivremo esperienze negative che confermeranno il nostro modo di pensare.

Anche in questo caso occorre cambiare il nostro modo di parlare, che riflette in sostanza i nostri pensieri, ma che può anche modificarli. Provare a dire e ripetere con convinzione sempre maggiore “sono calmo e rilassato”, “mi sento in forma”, “se mi impegno posso farcela”, “sono più forte dei miei problemi” e simili, permette di iniziare a percepire una luce nel grigiore diffuso e pervasivo.

 

  1. Chiedere aiuto

Non è indispensabile, ognuno ha in sé le risorse necessarie per perseguire obiettivi, affrontare le difficoltà che può incontrare, ottenere i migliori risultati e godere di ciò che raggiunge.

Se però ci si accorge che qualcosa non va come dovrebbe è meglio farsi aiutare, in modo da recuperare velocemente forza ed entusiasmo anziché nutrirsi di senso di impotenza, rassegnazione, fallimenti, malessere, che sono in sostanza una inutile perdita di tempo: possiamo passarlo in modo di gran lunga migliore, aiutandoci e supportandoci a vicenda!

 

Ti sembrano strategie utili? Tu ne hai individuata qualcun’altra?