Psicomotricità Funzionale

Psicomotricità Funzionale®

Metodologia in aiuto alla persona

Crescere con la Psicomotricità FunzionaleMarco ha 7 anni. È un bambino curioso ed attento ai particolari. Ama giocare con i Lego e con la palla (il suo sport preferito è il basket). Le maestre riportano che a scuola è lento, si distrae facilmente guardando fuori dalla finestra e dimenticando di concludere il compito. I genitori dicono che a casa è difficile fargli recuperare i compiti perché si annoia, spesso litiga con il fratello di poco più piccolo per la condivisione dei giochi, urla e si arrabbia lanciando gli oggetti.

Chiara ha 11 anni. È una bambina riservata e taciturna. Durante l’intervallo, rimane seduta, in classe, colorando il suo album preferito. Le piace scrivere delle storie, imparare le scienze e la geografia. Nei lavori di gruppo si irrigidisce, non si siede in cerchio e rimane in disparte. Pratica il nuoto.

Umberto ha 3 anni. Sta affrontando il periodo dell’inserimento alla scuola dell’infanzia. A scuola gioca con i compagni con le macchinine e con i dinosauri; gli piace correre e muoversi e vorrebbe farlo sempre, in ogni occasione. Quando è seduto al tavolo, muove continuamente le gambe, perde l’equilibrio sulla sedia, fa cadere gli oggetti a terra.

Marta ha 29 anni. È al quinto mese di gravidanza del suo primo bambino. Sente che il suo corpo sta cambiando, sente che il suo bimbo le parla. Vuole fare un percorso di consapevolezza corporea per entrare in maggiore sintonia con il cucciolo che cresce dentro di lei.

 

Quattro persone.

Quattro diverse realtà.

Quattro diversi soggetti, ciascuno con i propri punti di forza e le proprie debolezze.

 

La Psicomotricità Funzionale, metodologia scientifica ed educativa, parte dalla specificità di ognuno. Valorizzando le diversità e le unicità, il percorso psicomotorio funzionale diventa un intervento personalizzato che colma disagi e difficoltà, a partire dalle risorse e dalle competenze della persona.

La Psicomotricità Funzionale educa la persona (dal latino ex-ducere, tirare fuori): grazie ad un ambiente ricco di opportunità, agisce sullo sviluppo funzionale, aiutando il soggetto a scoprire le proprie potenzialità e a trovare una disponibilità corporea che possa risvegliare ogni nuova capacità di adattamento all’ambiente. In questo processo, la persona è costantemente attiva nel suo percorso di cambiamento, protagonista di una azione che diviene sempre più efficace, partecipe ed adatta.

Il punto di partenza è una attenta e ricca analisi funzionale: una osservazione della condotta della persona, del suo modo di comunicare, di aggiustarsi alle situazioni, di cogliere i dati ed elaborarli. Tale analisi rappresenta lo strumento attraverso il quale rilevare le risorse del soggetto, i suoi interessi, la sua motivazione e le sue difficoltà. È una conoscenza che tiene conto di molti aspetti, neurologici, fisiologici, biologici, affettivi, relazionali, prassici e motori.

L’intervento di aiuto che si struttura a partire dall’analisi funzionale mira a nutrire diverse funzioni:

  • funzione energetico affettiva: è prettamente psicomotoria e rappresenta lo scambio, l’apertura e la disponibilità verso se stessi, l’altro e il mondo. È la base dello sviluppo della persona ed è visibile nell’attenzione e nel tono di fondo.
  • funzione di aggiustamento: rappresenta una azione finalizzata utile per interagire con efficacia nell’ambiente (coordinazioni, equilibrio, controllo della postura, aggiustamenti allo spazio e al tempo). È unica per ciascuna persona, si basa sulla plasticità del cervello (ad ogni età le connessioni cerebrali si strutturano e si modificano grazie all’esperienza) e da essa dipendono la disponibilità motoria del soggetto, la fiducia in sé e l’efficacia dell’azione.
  • funzione di percezione: rappresenta la capacità della persona di cogliere i dati che provengono dall’esterno (spazio e tempo) e dall’interno del proprio corpo (respiro, tono di fondo, lateralizzazione, flessibilità e articolazioni), elaborarli dal punto di vista cognitivo e renderli consapevoli.

Gli strumenti che la Psicomotricità Funzionale utilizza per agire sullo sviluppo del soggetto sono il corpo ed il movimento: essi rappresentano il ponte fra quello che accade dentro la persona e l’azione che esercita sul mondo. Le esperienze di ogni giorno abitano totalmente il corpo e lasciano delle memorie corporee, fin dalla primissima infanzia, nel modo di camminare, nella postura, nel respiro, nella conoscenza e gestione delle emozioni. Relazionarsi con questo sentire significa offrire alla persona un’occasione unica di conoscenza, una scoperta del proprio Io corporeo, che dona senso alla propria esistenza.

La Psicomotricità Funzionale si rivolge sia a coloro che presentano uno sviluppo tipico, offrendo, in un’ottica preventiva, opportunità di crescita e maturazione delle competenze, sia a coloro che hanno difficoltà, agendo sullo sviluppo di quelle funzioni carenti, riportando armonia ed equilibrio nella persona.

 

Le aree di intervento sono:

  • esperienze per sviluppare le abilità coordinative, motorie e gestuali
  • esperienze di aggiustamento per sviluppare capacità relazionali, comunicative ed emotivo-affettive
  • regolazione tonica
  • sviluppo e strutturazione dello schema corporeo
  • sviluppo del linguaggio verbale e tonematico
  • potenziamento degli apprendimenti scolastici
  • esperienze di sviluppo dell’intenzionalità, dell’autostima, della partecipazione attiva
  • accompagnamento alla conoscenza del corpo in gravidanza e nel post parto
  • Psicomotricità Funzionale® in fasce (mamma-bimbo 2-36 mesi)
  • Psicomotricità Funzionale® di gruppo

 

Dott.ssa Valentina Meggetto

Psicomotricista Funzionale – Pedagogista Clinico

cell: 3478136596

mail: valentina.meggetto@gmail.com

La relazione mente-corpo

Il mio corpo è più del mio corpo.

Io non ho un corpo,

io sono il mio corpo. (E. Mounier)

Angelica Brasacchio, psicologa, neuropsicologa, well-being advisor

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Credo che i versi di questa poesia racchiudano e sintetizzino perfettamente il senso dell’articolo che segue.

Qualora si avesse poco tempo a disposizione la lettura potrebbe fermarsi a questi versi e sarei certa di aver trasferito il motivo per cui parlare della mente e del corpo come due entità separate sia ormai obsoleto.

Anche l’OMS (Organizzane Mondiale della Salute) di fronte a questa realtà ha dovuto ridefinire il concetto di Salute qualificandolo come “uno stato di completo benessere fisico, spirituale e sociale”, rendendo superata la vecchia idea di salute quale semplice “assenza di sintomi patologici”.

IL momento che sta vivendo la ricerca biomedica a livello mondiale è decisamente un momento felice.

I vecchi muri che avevano separato discipline, creando gerarchie e ghettizzazioni, stanno crollando. Dobbiamo abbandonare quello sguardo dell’anatomista che da secoli taglia e separa l’organismo in compartimenti, edificando discipline scientifiche e pratiche cliniche non comunicanti tra loro.” (C. Franceschini, immunologo e F.Bersani, fisico).”

Cosa significa?

C’è in atto una rivoluzione, “Si sono identificati i collegamenti tra cervello, sistema endocrino e sistema immunitario.”

…e cosa vuol dire?

Questo vuol dire che le relazioni tra mente e corpo hanno abbandonato il terreno della congettura, del puro psicologismo. Vale la pena, a questo punto, spendere qualche parola sulla scoperta che ci ha portato a sapere che anche la pancia ha il suo cervello!

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La rete nervosa battezzata “sistema nervoso enterico”, “cervello enterico” o, anche “secondo cervello” si presenta come un complesso organo che si confronta continuamente innanzi tutto con l’esterno (il cibo), ma anche con l’interno (il cervello, le sue emozioni, i suoi disturbi, le sue malattie).

Moltissimi studi, ormai, sono in grado di rappresentare scientificamente il rapporto tra emozioni, salute e malattie. In pratica è scientificamente assodato che siamo un impasto di emozioni e coscienza. Nel bene e nel male.

Ad oggi, il medico che ha un approccio completo, vede la persona non più “a pezzi” ma come una rete in momentaneo disequilibrio.

Sa che la rete umana può essere influenzata non solo dai farmaci, bensì anche dall’alimentazione, dall’attività fisica, dalle tecniche psicologiche, dalle tecniche di controllo dello stress, da vari strumenti terapeutici antichi e meno antichi. Oggi possiamo affermare che il “salto” dallo psichico al somatico non è più un salto mortale scientifico.

Le vie di comunicazione, a doppio senso, tra il cervello e il resto del corpo sono state ben identificate e con esse il linguaggio, le parole e le frasi che ne permettono la comunicazione.

Febbre e malessere da stress credo siano un fenomeno che molti di noi abbiamo sperimentato e constatato.

…perché accade questo?

Cervello e immunità hanno una via di connessione forte costituita da fibre nervose che attraversano il nostro organismo modificandolo.

Non si contano più le volte che sentiamo parlare di stress, di come gestirlo e degli effetti che a lungo andare può provocare.

È così, in corso di stress la risposta immunitaria può essere fortemente esaltata, e la febbre può essere uno dei sintomi che ci troviamo ad esperire.

Attenzione, quello che forse non sappiamo è che lo stress cronico sull’immunità agisce come una droga: narcotizza le difese!

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Alla luce di tutto ciò è importante accettare le sfide della modernità e recuperare l’esame della complessità delle relazioni interne dell’organismo umano, che sono plasmate dalle relazioni che esso intrattiene con l’ambiente fisico e sociale.

Il cervello e l’attività mentale sono fortemente condizionati dall’assetto dell’organismo nel suo insieme.

È ormai sempre più chiaro che fattori dietetici e stile di vita hanno influenze significative nell’arco di vita di una persona.

Influenzano l’attività mentale e, in generale, l’attività regolatoria del cervello. …cosa fare? Bisogna modulare il network umano.

…come?

Usando vie d’ingresso non solo farmacologiche bensì porre attenzione alla possibilità e agli effetti di tecniche antistress e meditative, tecniche per la mente, terapie naturali, agire sull’ambiente fisico e sociale, soffermarsi sull’alimentazione e sugli effetti che produce, e sull’attività fisica.

E voi quante e quali di queste tecniche utilizzate?

Quali sono quelle che vi incuriosiscono e che vi andrebbe di provare se solo ci fosse qualcuno che ve li spieghi meglio e più precisamente?

Per qualsiasi commento o informazione a riguardo scrivetemi all’indirizzo:

angelica.brasacchio@gmail.com

Bibliografia:
R.Ader, N.Cohen, D.Felten Psychoimmunology, III ed., Academic Press,2001
I.Berczi, A.Szentivanyi New foundation of Biology, Elsevier, Amsterdam
F.S.Dhabhar,B.S. McEwen, Bidirectional effects of stress and glucocorticoid hormones on immune function: possible explanation for paradoxical observation, in R.Adar,D Felten Psychoimmunology, III ed., Academic Press, San Diego,2001, vol 1
F.Bottaccioli,Psiconeuroendocrinoimmunologia, III ed