Supporto caregiver

Nel Centro CurArti è presente un insieme articolato di attività di supporto caregiver, contraddistinte dal claim Prendersi cura di chi si prende cura. Tali proposte nascono dalla consapevolezza che chi dedica tempo e attenzioni a persone con i più diversi problemi, ovvero il caregiver, vive anch’esso difficoltà che talvolta sfociano in profondo dolore e sofferenza.

Pensiamo per esempio ai familiari e agli amici di persone con disabilità, o di persone colpite da malattie gravi o invalidanti o di anziani non autosufficienti, o affette da morbo di Parkinson o di Alzheimer, o di tossico-dipendenti o carcerati.

L’affetto porta a partecipare del dolore dell’altro, a entrare in empatia e sentire tristezza o rabbia per quanto sta vivendo la persona cui si è legati. Spesso il dover prendersi cura di una persona con difficoltà si traduce anche in fatica fisica e perdita di riposo. Infine il senso di responsabilità nei confronti dell’altro diventa talvolta così totalizzante che il caregiver finisce per trascurare se stesso, a non dedicarsi tempo e spazio per ricaricarsi, riposarsi, fare attività piacevoli. Tutto questo è motivo di sofferenza che può persino impedire di prendersi cura dell’altro.

Anche gli operatori sociali, nel loro lavoro quotidiano nei Servizi educativi o riabilitativi, si trovano a far fronte a difficoltà fisiche ed emotive significative, perchè chi vive grosse difficoltà tende ad aggrapparsi a qualcuno e a riversare su di esso tutte le proprie sofferenze. Se non si riesce ad arginare questa sovraesposizione psico-fisica l’operatore rischia di entrare in quello stato denominato sindrome del Burn-out, un vero e proprio corto circuito mentale che impedisce di lavorare serenamente, portare avanti i compiti previsti, occuparsi in modo adeguato delle persone a lui affidate.

Labirinto 2

Alcuni professionisti del Centro CurArti si occupano di formazione e supervisione, proprio perchè avere troppo a che fare con i problemi può dare la sensazione che siano inevitabili e non vi siano vie d’uscita.

D’altra parte acquisire informazioni, indicazioni, confrontarsi, considerare la situazione da un altro punto di vista facilita l’individuazione di soluzioni funzionali.  

Formazione

Per operatori sociali che sentono la necessità di integrare le conoscenze acquisite nel loro percorso di studi con attività formative “su misura”, in cui vengono approfondite determinate tematiche riguardanti la relazione d’aiuto, al fine di affrontare con maggiore efficacia e padronanza le difficoltà che incontrano nel lavoro quotidiano.

Per familiari e amici di persone con varie problematiche, che si sentono “sguarniti” di strumenti per far fronte alle difficoltà incontrate, perché impreparati o perché sottoposti improvvisamente a fonti di stress impreviste o comunque di intensità troppo elevata rispetto alle proprie capacità di sopportazione. La necessità di prendersi cura di un proprio caro spesso si connota come un’esperienza traumatica vera e propria, fonte di profondo dolore che fa sorgere spesso una forte e chiara richiesta di aiuto.

Supervisione

Il lavoro di chi a vario titolo si occupa di relazione d’aiuto è dinamico ed emotivamente coinvolgente. Viene a crearsi una risonanza reciproca nel dialogo tra l’operatore e la persona cui la sua attività è rivolta, un continuum di azioni e reazioni, domande e risposte, orientate alla risoluzione dei problemi più diversi, ma legati tutti ad un comune desiderio di benessere, serenità, felicità. Le emozioni che emergono e che vengono messe in gioco talvolta creano difficoltà nel seguire con chiarezza e serenità il percorso lungo il quale si tenta di rispondere alle istanze di chi chiede aiuto.

La supervisione è uno spazio in cui ci si ferma a ripensare al proprio lavoro, nella sua concretezza, a ciò che accade nel quotidiano e che ci ha messo in difficoltà, è uno strumento utile per comprendere che cosa non ha “funzionato” come ci si aspettava e cogliere di conseguenza spunti preziosi per il futuro, possibilità alternative di agire/reagire nel momento in cui si ripresenteranno situazioni simili.

Può essere svolta a livello individuale o di gruppo. Nel secondo caso il supervisore, grazie alle sue competenze e al fatto di essere esterno al gruppo di lavoro, facilita la composizione del quadro generale grazie ai contributi dei membri del gruppo. Pone domande, propone modi alternativi di leggere la realtà, offre possibili interpretazioni, crea connessioni tra ciò che ognuno porta, media tra posizioni estreme, restituisce al gruppo ciò che è emerso, ovvero l'”oggetto condiviso” che ognuno potrà utilizzare personalmente nel modo che ritiene migliore.

FrecceIl fine ultimo dell’attività di supervisione è sciogliere tensioni personali e relazionali, far sì che gli operatori, singolarmente e come gruppo, si sentano alleggeriti, si sentano rafforzati, avendo trovato o ritrovato serenità, fiducia nelle proprie competenze e capacità di affrontare i problemi, una direzione più chiara nel proprio lavoro.

Per ulteriori dettagli vedi l’articolo La supervisione per lavorare meglio.

 

Per eventuali richieste di formazione su tematiche inerenti la relazione d’aiuto, psicologia ed educazione o necessità di supervisione puoi compilare il seguente modulo.

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